• 27 Novembre 2020

Scandalo rimborsi, si dimette De Filippo

 Scandalo rimborsi, si dimette De Filippo

«Un fenomeno collettivo» di appropriazione illecita di denaro della Regione Basilicata. Che ieri ha costretto alle dimissioni il governatore Vito De Filippo. Variegato il “catalogo” delle spese con cui assessori e consiglieri regionali di Pd, Pdl, Idv, Udc e Psi hanno intascato soldi pubblici: dal pacchetto di sigarette o di gomme da masticare fino a particolari «prestazioni di collaboratrici», oltre a viaggi inesistenti e rimborsi di ristorazione.

Questo alla base dell’ampia inchiesta del sostituto procuratore di Potenza Laura Triassi, che ieri ha ottenuto dal gip Luigi Spina l’arresto ai domiciliari per Vincenzo Viti (Pd), assessore al Lavoro e formazione, Rosa Mastrosimone (Idv), assessore all’Agricoltura, e Nicola Pagliuca, capogruppo Pdl in Regione. Destinatari di divieti di dimora a Potenza i consiglieri Antonio Autilio (Idv), Paolo Castelluccio (Pdl), Agatino Mancusi (Udc), Mario Pici (Pdl), Alessandro Singetta (Gruppo Misto), Mario Venezia (Pdl), Rocco Vita (Psi) e per l’ex consigliere Vincenzo Ruggiero (Udc).

Nei confronti di tutti sono ipotizzati i reati di concorso in peculato e falso compiuti tra il 2010 e il 2012. Immediate le dimissioni del governatore De Filippo (Pd), che aprono la strada allo scioglimento anticipato del Consiglio regionale.

L’inchiesta di polizia, Guardia di finanza e carabinieri, avrebbe svelato «episodi, imponenti nel numero», di appropriazione indebita di denaro pubblico.

Ben 151.403 euro che ieri sono stati sottoposti a sequestro su disposizione del gip. Secondo il magistrato, infatti, ci sarebbe «una vera e propria certezza probatoria in ordine alla sussistenza delle condotte appropriative» e «sull’incameramento di denaro da parte di consiglieri e assessori della Regione Basilicata in occasione dei contributi ottenuti per le spese di rappresentanza e di attività istituzionale». Una vicenda che ricorda le inchieste giudiziarie già avviate da altre procure sulle regioni Lazio, Piemonte e Lombardia. E che svela quanto il fenomeno sia largamente diffuso.

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