• 28 Febbraio 2020

“La Mia Primavera” ospite del Rotary Club di Melfi

 “La Mia Primavera” ospite del Rotary Club di Melfi

Un grande entusiasmo ha accompagnato la settima proiezione del corto “LA MIA PRIMAVERA” proiettato presso l’Hotel La Fattoria di Melfi, sede del Rotary Club di Melfi.
Prima della proiezione Simona Cristiano ha spiegato al pubblico presente quali sono stati i motivi che hanno spinto un gruppo di amici a realizzare il cortometraggio la cui ispirazione ed elaborazione, risulta dalleIniziative proposte in tutta Italia per “La giornata dell’Infanzia” il 20 Novembre del 2012.
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Simona ha poi continuato: i documentari e i fatti di Cronaca presentati quel giorno hanno fatto meditare questi giovani papà sul mondo che ci circonda. Chi come noi, quotidianamente vive in quella vasta area che è denominata Occidente e magari si informa, legge o guarda la tv, ha la sensazione di essere circondato da un mondo estremamente violento, e rimane sbalordito sull’aumento di casi relativi a violenze sui bambini .
I valori cui ci ha abituati la nostra cultura sono quelli del RISPETTO del più debole, quindi, per esempio, dell’anziano, della donna e del bambino.DSC_0774
Tuttavia nelle pieghe di una società spesso ignara di se stessa, dove si può consumare una tragedia a fianco a casa tua, accadono fatti orribili di cui nemmeno ce ne accorgiamo o non vogliamo accorgerci. “I silenzi che rendono complici” di un allarmante dato elaborato nel 2012, dalla responsabile dei Diritti dei bambini, la quale sente l’urgenza di assicurare maggiore protezione ai bambini che subiscono spesso maltrattamenti psicologici, proprio in famiglia, il luogo per eccellenza di sicurezza e serenità per ogni essere vivente. Il tema del “ Corto “ è delicato, infatti, esso mette in luce il disagio sociale vissuto da una bambina e in casa e in un altro ambiente di cultura e di socializzazione.
La fragilità umana appare evidente nelle scene che sono state proiettate, scene che rappresentano i tanti bambini del mondo che vivono nell’infelicità : bambini sottoposti alla violenza che tutto distrugge. Bambini sofferenti, insomma, loro che rappresentano l’avvenire e la gioia del mondo!
DSC_0760Gli autori del “Corto”, Alberto e Gerardo due papà, Marinella una mamma……….e tutti gli altri componenti del gruppo, hanno voluto con il loro lavoro farci riflettere su un argomento tanto attuale e tanto drammatico del mondo odierno. Il Corto, realizzato e promosso da sanfele.net, con una durata di 15 minuti perché in questo modo potrà rientrare in concorso a quasi tutte le Edizioni di Film Festival nazionali ed internazionali sul Cortometraggio.
La parola poi è passata alla dott.ssa Marcella Montemurno, psicoterapeuta,giudice onorario al tribunale dei minori di bari,professore di psicologia all’Ipus Universita Privata Svizzera .
La dott.ssa ha portato la platea a riflettere sul quali sono i meccanismi psicologici che scattano quando avviene un maltrattamento e ha portato l’attenzione sulla figura genitoriale, parte fondamentale della struttura dell’essere umano. Chi ha modalità violente,in genere ha subito a sua volta violenza, è come se da piccolo gli sia stato insegnato solo quel linguaggio e non abbia altri modi per comunicare. Esiste una violenza fisica e una violenza silenziosa, nel cortometraggio è evidente la figura di un padre violento e la figura di una madre oppressa remissiva e vittima . Ambedue responsabili di violenza sul piccolo che vede ad una aggressività del padre, una non risposta della madre… il bambino è disorientato. DSC_0752Il focus è caduto su una domanda palese: come si fa a rompere questo circuito? Accogliendo il disagio della vittima con una terapia atta alla conoscenza e consapevolezza dei propri traumi, affinché, la stessa impari lentamente nuove modalità di stare al mondo e relazionarsi con esso, la dott. Gramegna ”counselor” ha aggiunto, che la l’essere umano, prima di scegliere la genitorialità dovrebbe fare punto su se stesso rimuovendo tutti i vuoti e riconoscendo i bisogni che lo attanagliano, evitando,così, di proiettare sui propri figli le proprie frustrazioni o desideri mai realizzati nella propria vita. Spesso si arriva al compito “sacro” di genitore senza cognizione del Sè.

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