• 19 Settembre 2020

La banda larga in Italia, ultimi in europa

 La banda larga in Italia, ultimi in europa

Un articolo di pochi giorni fa di Gian Antonio Stella, in prima pagina sul Corriere della Sera, parlava della velocità di download e quindi di scaricamento di dati dalla rete e la nostra posizione nel mondo come velocità, siamo al novantottesimo posto, dopo la Grecia e davanti al Kenya. In questi anni abbiamo fatto dei passi da gambero, nel 2010 eravamo al settantesimo posto, nel dicembre 2012 ottantaquattresimo, con i nostri 8,51 megabyte al secondo siamo ultimi tra i paesi del G8, penultimo è il Canada, che però ha tre volte la nostra velocità. Il turismo in Europa dipende per un quarto dal Web, però cresce fino al 39 % nel Regno Unito e in Italia scende al 17%. Il web è un creatore di posti di lavoro, in Italia sono 6 volte più degli addetti del settore della Chimica, e si tratta di ben 700 mila posti. Eppure di fronte a un quadro così, stando alle bozze dello sblocca Italia vengono limitati gli aiuti per l’estensione della banda larga. Nell’ultimo Report del World Economic Forum è stata valutata la competitività delle nazioni. In questo rapporto, che è disponibile in rete per chi lo vuole cercare, l’Italia è posizionata al 49° posto, prima del Kazakistan e dopo la Lituania. Secondo l’OECD nei paesi più industrializzati la media della penetrazione è del 26%, mentre l’Italia è al 22%. Molti altri paesi hanno risultato estremamente più lusinghiero. Per ogni 10% di incremento della banda larga è stimato che ci sia una crescita dell’1,21% del prodotto interno lordo. Vediamo anche nell’ambito delle borse internazionali, negli ultimi 10 anni la crescita dei mercati è stata per il Nasdaq, che è il mercato tecnologico americano, dell’8,72%, per il Dow Jones più o meno la metà, il 4,91%, la crescita delle prime 500 società listate è stata di 5,75%. Quindi investire in tecnologia, in innovazione, non solo fa crescere il Pil, ma anche le industrie e le società, oltre a creare occupazione. Negli ultimi 10 anni si sono affacciati nel mondo della tecnologia e delle grandi imprese un po’ tutte le nazioni del mondo, non soltanto quelle tradizionali degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, dalla Cina al Giappone, alla Russia, alla stessa Argentina, nuovi player importanti italiani invece non risultano.

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