• 27 Settembre 2020

Un Touring Club Tedesco parla delle nostre cascate

 Un Touring Club Tedesco parla delle nostre cascate

LA BASILICATA: CASCATE, LAGHI VULCANICI, CASTELLI E PETROLIO. QUELLA VERDE PIACE AI TEDESCHI, CHE L’ANNO INSERITA NELLA LORO GUIDA TURISTICA INTERNAZIONALE “ROTHER WANDERFÜHRER.
Mentre la nostra piccola Basilicata, sotto la maledizione del petrolio, si appresta a diventare l’area geografica più perforata ed inquinata d’Italia, e forse d’Europa, grazie al succedersi di governi nazionali ostaggi delle “oil companies” e alla complicità pedissequa, acritica degli enti locali, tacitati con qualche effimero contentino e promesse mirabolanti, ci fa piacere scoprire che i Tedeschi si sono occupati di noi Lucani, in senso buono, non per rovinarci.
Infatti, a sorpresa, e senza clamore, la prestigiosa guida turistica tedesca a carattere internazionale “Rother Wanderfürer” della “Bergverlag Rother” di Monaco di Baviera, in quest’anno 2014 ormai agli sgoccioli, ha inserito tra i suoi itinerari turistici consigliati la Puglia e la Basilicata, appuntando l’attenzione in particolare sul Gargano, sul Salento e sulla Val d’Agri, senza dimenticare l’Appennino settentrionale della Lucania. Ed è proprio qui, che, dopo una non facile traduzione in italiano del testo, scritto usando un socioletto tedesco molto settoriale (disponibile sul sito web: www.cascatedisanfele.it), vogliamo soffermarci.
A pag. 152, dei cinquantuno tours descritti, nel capitolo dedicato all’Appennino settentrionale lucano si legge, a proposito, che:<< A nord di Potenza, il paesaggio appare più ridente che al sud (…). Uno speciale scenario è offerto dalla valle “U Uattenniere” presso San Fele, con le sue cascate. All’estremo nord ci aspetta il vecchio vulcano Vulture con i suoi due laghi. La roccia del vulcano fornisce frizzanti acque minerali (…) ed il vino rosso-lava Aglianico. Ai piedi del vulcano sono situate le belle cittadine di Rionero in Vulture e Venosa, la città natale dello storico latino Orazio (n.d. t: in realtà, Orazio fu grandissimo poeta), che già 2000 anni fa cantava l’Aglianico. Giuristi ed appassionati di Medioevo dovrebbero visita re Melfi, dove Federico II emanò le Costituzioni, che rappresentano il primo grande Codice moderno. Vale la pena fare una sosta ad Avigliano (900m di altitudine), dove i cuochi s’intendono, in particolare, di pietanze a base di baccalà (stoccafisso).>>
Degno di nota è, poi, il modo icastico in cui è stata tratteggiata la presentazione del comprensorio di San Fele, per motivare le ragioni di una visita:<< Il paese di San Fele è già da solo interessante da guardare. Spettacolare è il paesaggio circostante e sottostante: il corso superiore del Bradanello scroscia attraverso una gola che, in qualche punto, è così profonda e stretta, tanto da nascondere l’acqua sottostante. Il ruscello ed i suoi affluenti si gettano in numerose cascate (…). L’associazione Pro-cascate di San Fele offre delle guide adeguate per visitarle. Nella valle ci sono ancora resti di mulini, tra cui una gualchiera per la lavorazione della lana. L’espressione dialettale “U Uattenniere” dà il nome alla zona. Originaria di San Fele è la madre di Danny De Vito.>>
L’autorevole guida, curata da Benno Zimmermann, Dorothee Sänger e Michael Gahr, si diffonde poi, con dovizia di particolari e pignola precisione teutonica, nel delineare il percorso da compiere, non solo per raggiungere i centri abitati di San Fele o Pierno ed il monte Santa Croce, ma anche il tragitto interno ai luoghi. La triade di giornalisti, che, ovviamente, ha lavorato in loco, per raccogliere tutte le informazioni necessarie, per confezionare quest’ottimo prodotto editoriale (prezzo di vendita: 14,90 euro) destinato al mercato tedesco, non ha mancato di consigliare prodotti locali, come le <<prelibatezze dolciarie prodotte dal bar-pasticceria al di sotto della chiesa>> del piccolo paese del Vulture- Melfese.
Tutti questi, ci sembrano ottimi motivi per visitare de visu e toccare con mano i magnifici luoghi descritti, del resto già immortalati, e resi celebri, dal famoso sceneggiato televisivo su Carmine Crocco ed i suoi briganti, prima che la voracità delle società petrolifere, dopo la Val d’Agri, divori anche quest’altro patrimonio paesaggistico naturale, trasformandolo in uno scenario da “The day after”accompagnato dal fenomeno della subsidenza e dai terremoti. Sì, perché tutta la Basilicata, senza esclusioni, è in grosso pericolo, in quanto soggiacente alle “trivelle di Damocle”, che, da un momento all’altro, potrebbero ricevere lo “start” per fare piazza pulita di tutto di tutto ciò che ostacola le perforazioni, secondo una logica economica che mira solo al profitto hic et nunc, infischiandosene dell’impatto ambientale e della salute delle popolazioni residenti nelle aree di estrazione.
Ex post, viene spontaneo pensare che forse sia stato un grave errore non aver voluto aderire, a suo tempo, al “Parco del Vulture”, che avrebbe comunque salvaguardato meglio tutto questo ben di Dio, che la natura ci offre gratis in superficie e che dà ricchezza certa agli operatori turistici coinvolti. Ma ora bisogna agire a difesa di questo patrimonio, in primis per non sovraccaricare ulteriormente il CROB di Rionero in Vulture ( già messo a dura prova anche dall’inceneritore Fenice), e per atto di responsabilità verso le generazioni future; e, in secondo luogo, per non deludere i Tedeschi e tutti gli altri turisti da ogni parte d’Italia e del mondo, che, bontà loro, ci fanno l’onore di venirci a trovare. Insomma, è arrivato il momento di dire: stop alle trivelle! E chiedersi, una volta di più, ora che il prezzo di questa fonte non rinnovabile si è pure dimezzato, ma l’inquinamento no: a chi giova l’oro nero lucano, dal momento che, a noi, purtroppo, resta solo il nero, e, a tutt’oggi, ”l’Emirato” della Basilicata risulta essere il più povero del mondo, con i suoi tassi di disoccupazione, emigrazione ed inquinamento tra i più alti d’Europa? Visti i risultati, anziché svenderlo, il greggio, non sarebbe stato più oculato lasciarlo nei giacimenti, e conservarlo come riserva strategica per quando saranno esaurite le riserve mondiali, e il prezzo, giocoforza, salirà alle stelle?

Prof. Domenico Calderone

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