• 29 Maggio 2020

San Fele si racconta “Giorno 1” a cura di Elisa Chieca

 San Fele si racconta “Giorno 1” a cura di Elisa Chieca

Iniziamo il nostro viaggio di immersione virtuale alla scoperta di San Fele, attraverso alcuni cenni storici. In ogni epoca San Fele ha avuto pagine di storia dense ed interessanti. Benché si disponga di notizie piuttosto frammentarie, si può affermare che le sue origini sono antichissime. Ma come nasce? Da dove proviene il nome?

 

Rione Costa

San Fele, storicamente proviene dal feudo corrispondente alla Valle di Vitalba. «Tancredus Sancti Felís dixit Sanctum Felem, quem tenet esse feudum…» «Tancredi di Santo Felice, detto Santo Fele, signore del feudo…» (Attestato degli anni 1150-1168, dal Catalogo dei Baroni).
Il suo nome in origine fu Santo Felice; le forme Santo Fele e San Fele (quella ufficiale) derivano dal latino Felix, Felicis, ma nella forma del nominativo Felix. 
In epoca antica, il territorio di San Fele fu abitato dagli Ausoni, che lasciarono diverse testimonianze nel circondario del comune. Alcune campagne di scavo, nelle zone di Santa Croce, di Pierno, delle Maurelle, della Civita, hanno permesso il ritrovamento, in grotte naturali, di graffiti databili al III-II millennio a.C. attribuiti al popolo degli Ausoni. Il ritrovamento di vasellame e anfore di manifattura greca conferma una frequentazione del luogo in età molto lontane. Questi reperti testimoniano l’alto grado di civiltà a cui erano pervenuti i Lucani.
Il nucleo della città ebbe origine nel 969 d.C., con l’edificazione di un castello fortezza, voluto da Ottone I di Sassonia, imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, per avvistare e fronteggiare eventuali assedi da parte dei Bizantini e, circa un secolo dopo, iniziarono a sorgere intorno al presidio i primi centri abitati. Il quartiere sviluppatosi lungo le pendici del Monte Castello è stato rinominato “Rione Costa”.

 

Vista da Monte Castello

Il castello fortezza era “di forma bislonga e fabricato a guisa di un vascello […] Federico II lo strinse anchora, e per renderlo del tutto inespugnabile, e lo fiancheggiò di alcune mezze lune e torrioni”; questo è quanto riportato nella relazione di Ardoini del 1674, ma al tempo in cui scriveva era “quasi distrutto e con la sola prospettiva di mura”.
Nel 1036, alcuni ribelli milanesi che osteggiavano l’arcivescovo di Milano furono confinati a San Fele e, liberati da Corrado II, rimasero ivi a causa dell’epidemia che colpì Milano. Gli esuli milanesi si imparentarono con le popolazioni della vicina valle di Vitalba, formando le prime famiglie della città.
E così, Vitalba cominciava a spopolarsi a causa della malaria che costringeva i suoi abitanti a trasferirsi sulle alture per trovare aria più salubre e San Fele accoglieva nuovi ospiti e vedeva aumentare il numero delle sue abitazioni.

 

Elisa Chieca

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